TERREMOTO IN EMILIA SEI MESI DOPO. IL MODENESE.


Francesco De Carolis, Paolo Cova

I due contributi qui presentati nella loro differente impostazione sono stati concepiti unitariamente per riportare un visione d’insieme della situazione relativa ai beni culturali creatasi in Emilia Romagna dopo il sisma di maggio. L’intento è quello di dare ai lettori notizie e informazioni sulla conservazione e sulla tutela del patrimonio artistico, con un occhio di riguardo agli interventi relativi già effettuati e a quelli che seguiranno. Questo contributo completa invero l’articolo Dossier Terremoto/1. Il Modenese scritto a più mani e apparso sul numero 31 di Predella.

DANNI DEL SISMA NEL MODENESE

Francesco De Carolis

In situazioni come quella che si deve ora gestire in Emilia, quando cioè il territorio viene colpito da eventi imprevisti e imprevedibili come è stato il terremoto del maggio scorso, il bilancio dei danni si aggiorna con costanza e viene a definirsi sempre più chiaramente nella sua drammaticità. D’altra parte, prendono forma anche le attività con cui far fronte ai danni, al punto che a oramai più di sei mesi dagli eventi che hanno piegato una parte notevole del territorio della provincia di Modena, un riscontro sui danni e le operazioni di recupero e messa in sicurezza si fa più concreto.

Ambito che in questo periodo ha impegnato maggiormente la Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici dell’Emilia Romagna e le relative soprintendenze territoriali riguarda gli interventi alle strutture dei monumenti, in primo luogo di quegli edifici storici i cui danni rappresentavano un rischio elevato per la sicurezza pubblica. In questo senso, ad esempio, è stata eseguita la puntellatura della facciata della chiesa di San Francesco a Mirandola, a causa del suo distaccamento dal corpo dell’edificio. È importante sottolineare che questa azione, riguardando solo la parte esterna dell’edificio, è volta ad impedire un crollo sulla strada, lasciando ancora impraticabile l’accesso all’interno, dove comunque, come già detto nell’intervento di luglio, risultano integre le tombe dei Pico. È poi da rilevare che un altro dei monumenti maggiormente danneggiati, la Rocca Estense di San Felice sul Panaro [Fig. 1], è stato oggetto di messa in sicurezza: infatti a novembre è stato concluso il lavoro sulla torre nord-est, in modo da poter migliorare il sistema viario del centro cittadino.

Il comune di San Felice sul Panaro si sta inoltre attivando per intervenire su altri monumenti cittadini. A questo proposito, sono in corso lavori sulla chiesa Arcipretale e sulla canonica del Cinquecento, mentre ne sono previsti altri in un prossimo futuro per la chiesa di San Giuseppe Artigiano, meglio nota come chiesa della Madonna del Mulino. Sono operazioni che ancora rientrano nel piano di emergenza, e perciò oggetto di quella valutazione e quantificazione dei danni che la Direzione Regionale sta portando avanti ormai da mesi. Per questa ragione, tale attività è condotta da squadre miste, composte da architetti, storici dell’arte, ingegneri e vigili del fuoco, che ricavano un indice di danno e un consequenziale parametro economico sul quale sarà poi possibile effettuare il programma di ricostruzione. Ad oggi per la provincia di Modena le chiese colpite e dunque oggetto di valutazione sono circa 146, per una stima dei danni che si aggira attorno ai 162 milioni di euro.

Altra operazione che si sta compiendo consiste nel recupero delle macerie di chiese ed edifici storici. Queste sono infatti considerate a tutti gli effetti beni culturali, e la loro tutela rientra nei compiti che il Ministero deve assolvere, partendo dai sopralluoghi e dal censimento. Nei casi di San Felice sul Panaro e Mirandola, il recupero delle macerie è iniziato, ma riguarda essenzialmente le zone esterne degli edifici, proprio a causa dell’impossibilità di accedervi con sicurezza all’interno.

A Carpi hanno subìto gravi danni la cattedrale, la chiesa di San Nicolò, il teatro e il Torrione degli Spagnoli di Palazzo dei Pio. L’amministrazione comunale sta quindi provvedendo alla messa in sicurezza degli edifici di sua proprietà: ad esempio si sono conclusi gli interventi al tiburio e al campanile della chiesa di San Nicolò (di proprietà comunale), al Torrione degli Spagnoli e alle volte dei musei civici. È importante inoltre ricordare che il 20 e il 21 novembre la città emiliana ha ospitato un convegno che ha fatto luce sugli interventi sostenuti dalla Direzione Regionale e dalle varie Soprintendenze, al quale ha partecipato anche il Ministro Ornaghi, che ha messo in evidenza lo sforzo del Ministero per la copertura finanziaria degli interventi finora adottati, grazie all’erogazione di oltre 7 milioni di Euro, in parte erogati da fondi ministeriali e in parte stanziati dalla legge 122/2012.

Importanti interventi di recupero sono stati inoltre condotti dai Vigili del Fuoco all’interno della chiesa del Gesù di Mirandola. Qui il reparto speciale SAF (corpo Speleo, Alpino, Fluviale) ha recuperato il crocefisso ligneo del Seicento [Fig. 2], alcune tele, tra le quali quelle di Vincenzo Monti, Girolamo Negri e Girolamo Vannulli e la statua rappresentante la Madonna di Loreto [Fig. 3], alla quale la comunità è particolarmente devota. Queste opere hanno trovato ricovero presso gli spazi appositamente allestiti nel Palazzo Ducale di Sassuolo, luogo individuato come il più idoneo allo scopo dall’Unità di crisi regionale predisposta dal Ministero. La creazione a Sassuolo di un centro di raccolta delle opere danneggiate e di un cantiere di primo intervento, manutenzione e restauro dei beni artistici mobili recuperati è, per quanto riguarda l’incidenza che il sisma ha avuto sul patrimonio mobile del territorio colpito, l’aspetto più caratterizzante, anche per via del carattere progettuale che si è voluto dare all’operazione. Dall’intervento di luglio apparso su queste pagine, si è costituito un vero e proprio centro d’intervento, reso possibile dai finanziamenti ministeriali e dal coinvolgimento dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro di Roma e dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, i quali hanno messo a disposizione l’esperienza acquisita in situazioni analoghe, oltre ad aver fornito tecnici e materiali. Il centro di Sassuolo è molto ampio: le aree attrezzate coprono una superficie di oltre 1000 metri quadrati, dove sono state sistemate 1223 opere fra tele, tavole, sculture, apparati liturgici e suppellettili religiose provenienti da tutto il territorio colpito, di cui 804 dalla sola provincia di Modena (tra queste 414 arrivano dalla diocesi di Carpi e 207 da quella del capoluogo). Le operazioni di deposito, coordinate dalla Soprintendenza di Modena diretta da Stefano Casciu, si articolano in tre fasi – registrazione, catalogazione e documentazione delle opere – condotte dal loro recupero fino alla sistemazione nel centro, dove si sta parallelamente procedendo ad un lavoro interno di organizzazione e di individuazione dei beni al fine di assicurare ai loro proprietari la corretta conservazione e tracciabilità. A questo proposito, la soprintendenza modenese sta procedendo ad una classificazione delle opere e alla creazione di una banca dati SiCAR, sistema informatico pensato appunto per i cantieri di restauro. Dal 1 settembre, dunque, è partita l’attività del cantiere didattico che conta quindici allievi e cinque restauratori per il gruppo dell’ISCR e sei allievi e quattro restauratori per il gruppo dell’Opificio delle Pietre Dure. Al momento le opere verificate e restaurate sono cinquanta, tra le quali occorre segnalare il trittico di Bernardino Loschi con Madonna con Bambino e i Santi Felice e Geminiano, proveniente dalla parrocchiale di San Felice sul Panaro e di cui si era data notizia in precedenza, e la statua dellaMadonna di Loreto della chiesa del Gesù di Mirandola. Le intenzioni della Direzione Regionale e della Soprintendenza di Modena è quella di rendere operativa questa sede ancora per un periodo lungo, dato che le opere, molte delle quali non hanno fortunatamente subito danni notevoli, provengono da luoghi inagibili o profondamente compromessi. Nei prossimi mesi dunque i proprietari (principalmente comuni e diocesi) avranno il compito di occuparsi del ritorno nei luoghi di provenienza delle opere ricoverate, impegno molto gravoso, che deve essere pensato parallelamente alla gestione delle altre tipologie di beni culturali, spesso più vicine alla vita quotidiana delle popolazioni, come le biblioteche e gli archivi. A questo proposito, il caso del comune di Mirandola è significativo. La biblioteca comunale “Eugenio Garin”, che era ospitata nell’antico convento attiguo alla chiesa del Gesù, risulta profondamente danneggiata al punto da indurre fin da ora l’amministrazione locale a cercare una diversa sistemazione, anche provvisoria, che possa riavviare l’attività culturale della comunità cittadina nelle oggettive difficoltà di gestione in cui si trova.

Importante è anche la situazione degli archivi, per cui si sta lavorando al recupero e fruizione, sia per quelli correnti che per quelli storici. A questo proposito, la Soprintendenza ai Beni Archivistici dell’Emilia Romagna sta pensando di allestire un deposito regionale a Vignola.

Riguardo le realtà museali, la provincia di Modena registra al momento una situazione di grave disagio. Oltre ai musei profondamente danneggiati o in parte crollati dei centri maggiormente colpiti (significativo esempio è quello di Finale Emilia, ospitato nella Rocca Estense) anche la Galleria Estense del capoluogo emiliano è chiusa al pubblico a causa dei danni strutturali. Al momento, non potendo conoscere la data in cui sarà riaperta, il Palazzo Ducale di Sassuolo ospita una mostra dal titolo Un ospite illustre: la Galleria Estense a Sassuolo, dove vengono esposte fino al 23 dicembre una selezione delle opere più significative del museo modenese.

Alle soglie della fine dell’anno (2012) il lavoro si presenta quindi molto articolato: oltre all’attività di restauro e di manutenzione delle opere, altrettanto impegnativo risulta il recupero dei monumenti che, seppur non danneggiati in maniera profonda come quelli ricordati, sono ad oggi chiusi per motivi di sicurezza. A Modena restano dunque chiuse chiese come quella di San Biagio, dove alla metà del Seicento Mattia Preti ha decorato la zona absidale con una orchestra di angeli musicanti, mentre a Nonantola ha riaperto solo parzialmente a visitatori e fedeli l’abbazia di San Silvestro, che comunque necessita di interventi di restauro per un completo recupero di tutti gli ambienti.

SALVATI DAL TERREMOTO.
DIPINTI E SCULTURE DAI CENTRI STORICI TRA BOLOGNA E FERRARA

 Paolo Cova

Nello sconfortante panorama conseguente al terremoto emiliano del maggio 2012 la situazione dei danni causati agli edifici e alle opere d’arte relative alle province di Bologna e Ferrara, si presenta oggi, grazie ad un attento monitoraggio, in tutta la sua drammaticità. L’efficace attività della Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici dell’Emilia Romagna e delle relative soprintendenze territoriali, se da un lato ha permesso la messa in sicurezza di un buon numero di emergenze artistiche danneggiate a vario livello nei comuni di Pieve di Cento, Crevalcore, Galliera, Cento, Sant’Agostino, Poggio Renatico e Mirabello, dall’altro ha rivelato le proporzioni spaventose dei danni su un patrimonio fragile e prezioso, spina dorsale di un territorio e di una comunità che da diversi decenni hanno avuto la sensibilità non solo di proteggere le proprie opere ma anche di conservarle e studiarle con rara attenzione.

Nei giorni dell’emergenza, come ha costatato Andrea Emiliani, un ruolo di guida nei frenetici e faticosi sopralluoghi è stato svolto dalle valide schede di catalogo dei beni dei luoghi colpiti dal sisma: infatti, rivitalizzando l’opera svolta negli anni passati dall’ufficio tutela, è stata garantita ai tecnici una vera mappatura sistematica delle emergenze artistiche territoriali.

Il 7 dicembre 2012 una mostra dal titolo Salvati dal terremoto è stata inaugurata nelle sale del Palazzo delle Esposizioni – Palazzo Fava a Bologna, nata dalla collaborazione tra la Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici dell’Emilia Romagna e la Fondazione Carisbo, nell’ambito delle attività di Genus Bononiae e sarà visibile al pubblico fino all’Epifania.

L’intento dei curatori, Luigi Ficacci e Angelo Mazza, è stato quello di riunire una selezione di dipinti e sculture provenienti dai centri storici del bolognese e del ferrarese salvati dai crolli del sisma e in parte caratterizzati dai primi interventi di restauro. Scrive Ficacci:«La mostra realizzata in Palazzo Fava si propone di attirare l’attenzione del pubblico sulla gravissima condizione del patrimonio artistico nell’area geografica colpita dal terremoto e sulla precarietà in cui versano numerosi edifici storici lesionati e di informarla sul grave rischio di cancellazione di testimonianze vitali delle comunità civiche».

Perciò una riflessione sulla mostra può divenire anche una valida riflessione sulla situazione del patrimonio artistico e monumentale nei territori di confine tra le province di Bologna e Ferrara e allo stesso tempo dare ragione delle scelte fin qui operate, oltre che illuminare il pubblico sui problemi di recupero e conservazione sia attuali che futuri.

L’esposizione si articola su due piani del palazzo, interponendo pannelli fotografici ed esplicativi alle opere, in un bel allestimento, sobrio, doveroso per l’argomento, e sufficientemente elegante e in armonia con i meravigliosi spazi affrescati dai Carracci e dalla loro scuola.

La mostra principia proprio nella sala di Giasone, dove sono state collocate alcune delle più belle opere esposte [Figg. 45]. I curatori hanno proposto una selezione di dipinti di notevole rilevanza storico artistica, che coprono un arco cronologico abbastanza limitato dal Cinquecento al Settecento. Da un punto di vista della qualità dell’allestimento la prima sala è anche la più riuscita, poiché, sulle sue pareti, trovano spazio alcuni capolavori della pittura bolognese del XVI e del XVII secolo, come la Madonna e santicommissionata nel 1591 dalla famiglia Piombini a Ludovico Carracci, già posta nella chiesa dei Cappuccini di Cento e conservata alla Pinacoteca Civica, ora gravemente danneggiata dal terremoto. Preziosa e affascinante è stata l’idea di collocare la tela al di sotto del ciclo di affreschi che i tre cugini dipinsero nel 1584 per Filippo Fava e particolarmente intrigante è il raffronto con le modulazioni cromatiche degli Incanti notturni di Medea.

Lo stesso si dica per la celeberrima Annunciazione del Guercino (1646), vero capolavoro del pittore, proveniente dalla collegiata di Santa Maria Maggiore a Pieve di Cento; interessante l’idea di porla in confronto diretto con l’opera di medesimo soggetto dislocata sulla opposta parete di Ubaldo Gandolfi (1777), già conservata presso la Pinacoteca civica della cittadina.

Numerosi sono stati i crolli che hanno compromesso gli edifici religiosi e monumentali dei comuni di Cento e Pieve di Cento, causati dalle due scosse del 20 e del 29 maggio. Tra i moltii occorre ricordare almeno la radicale compromissione della facciata e la rottura degli archi che hanno portato alla decisione di rimuovere le opere d’arte dalla chiesa di San Pietro a Cento, mentre determinante è risultato il recupero (25 maggio) dell’Assunta del Guercino dalla chiesa del Rosario prima del definitivo crollo della volta avvenuto a seguito della seconda scossa. Danni ingenti ha subìto anche la preziosa Pinacoteca Civica “Il Guercino” di Cento, attualmente chiusa al pubblico: la mostra diviene così anche un’occasione per poter vedere alcune delle sue opere. La sala si completa con altre grandi tele di scuola bolognese del XVIII secolo (Varotti, Calvi e Gandolfi), ma è soprattutto la presenza di un maxi schermo sul quale sono proiettate le drammatiche immagini dei crolli e delle operazioni di recupero a dare un’idea più completa sulle finalità dell’esposizione. A tal proposito, particolarmente stimolante risulta il contrasto tra l’ordine, la pulizia e l’equilibrio dei dipinti e degli affreschi, e le drammatiche immagini proiettate di crepe, fratture e macerie.

La seconda sala è invece caratterizzata da alcuni pannelli didattici e fotografici che in particolare trattano delle terribili conseguenze che il terremoto ha avuto sulla Madonna con il Bambino in cartapesta già attribuita a Gabriello Angelo Piò che si trovava al centro del transetto della Collegiata di Santa Maria Maggiore a Pieve di Cento. La statua è stata colpita dalle macerie della volta il 29 maggio, ed ha riportato danni gravissimi come lo schiacciamento delle teste e la perdita di numerose parti della pellicola pittorica. Trasportata al Palazzo Ducale di Sassuolo, presso il laboratorio di primo intervento il 25 giugno, è stata al centro d’indagini accurate tese a pianificare il suo sostanziale restauro. Nonostante la bellezza dell’allestimento con un gioco di luci e ombre che nella piccola sala dona notevole pathos alle immagini relative all’opera del Piò, non vengono fornite al pubblico ulteriori notizie sulla statua e sul suo effettivo restauro.

Il pannello didattico riporta anche un dettagliato elenco dei danni subiti dal comune di Sant’Agostino. Invero, oltre ai crolli della parrocchiale ed al fenomeno della liquefazione del terreno, un certo risalto è stato dato all’intervento del 4 giugno che ha salvato i meravigliosi lampadari in vetro di Murano del Municipio. Purtroppo l’edificio monumentale che li accoglieva è stato abbattuto a causa degli ingenti danni: una scelta che non ha mancato di destare numerose polemiche in parte non ancora del tutto sopite.

Nelle due sale successive vengono esposte opere provenienti, oltre che da Cento, anche da Crevalcore. A riguardo occorre sottolineare che, nonostante la rilevanza dei dipinti (Tiarini, Guercino, Calvaert, Spisanelli, Sabbatini, Massari, ecc..), l’approfondimento degli apparati didattici e le stesse scelte espositive non procedono con la qualità delle sale precedenti. In particolare, si assiste, soprattutto nell’ultima parte dell’esposizione al primo piano, alla presenza di tele troppo grandi rispetto alle dimensioni delle pareti e non sempre illuminate nel miglior modo. Altresì, se si escludono veri e propri coup de théâtre come il dipinto di Giuseppe Tinti con il San Francesco Solano che indica un terremoto accanto ai santi Giovanni Evangelista e Giovanni Battista, non a caso scelto come immagine simbolo della mostra, altre opere non sempre suggeriscono allo spettatore le ragioni della loro presentazione. Risultano un po’ scarse inoltre le notizie che vengono trasmesse sul loro stato di conservazione, sui restauri effettuati o da effettuare e in alcuni casi anche sugli aspetti storico-critici.

Molto interessante è invece il pannello relativo alla città di Crevalcore [Fig. 6], dove si informa che questo «è uno dei centri della provincia di Bologna che hanno registrato maggiori danni, già a partire dalla scossa del 20 maggio. Il suo ricchissimo patrimonio storico fatto di palazzi, castelli, ville e chiese è stato messo in ginocchio. Gli edifici che non hanno subito crolli, hanno registrato rilevanti lesioni. Nel centro storico, “zona rossa” per diversi mesi dopo il sisma, sono rimasti danneggiati il palazzo municipale, il teatro comunale e le chiese».

La mostra si conclude al terzo piano con una serie di grandi pannelli fotografici sovrastati da testimonianze scritte degli addetti ai lavori. A nostro avviso il calendario dei pompieri si caratterizza troppo per l’accento celebrativo, e forse anche un po’ esornativo. Tuttavia in relazione alle reali sofferenze delle comunità si poteva prediligere un taglio maggiormente elegiaco e didascalico per sensibilizzare il pubblico sulla drammatica e irrisolta situazione. In questo senso veramente importante è, invece, il video finale realizzato dai Vigili del Fuoco che diviene una testimonianza irrinunciabile sugli interventi diretti nei luoghi delle distruzioni. Nella sostanza la mostra è ben riuscita e merita certamente una visita, trovando il suo naturale compimento nel catalogo che contiene contributi scientifici di grande approfondimento, i quali riportano con attenzione e puntualità quell’universo di informazioni che completano perfettamente il percorso espositivo.