CAVEZZO – Il restauro del tabernacolo di Sant’Egidio Abate


La prima opera d’arte della Chiesa di Cavezzo (Mo) gravemente danneggiata dal terremoto 2012, ritorna alla comunità restaurata dal laboratorio reggiano ‘B restauro dorature’.

Dopo l’evento sismico che ha così gravemente lacerato l’Emilia molte opere d’arte erano state, in piena emergenza, recuperate dalle macerie e sotto la direzione della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia Romagna e della ex Soprintendenza di Modena e Reggio Emilia, adesso “Belle Arti” e Paesaggio di Bologna, Modena, Reggio Emilia e Ferrara, ordinatamente catalogate e collocate all’interno del Palazzo Ducale di Sassuolo presso il Centro di Raccolta e Cantiere di Pronto intervento per il Sisma 2012 in attesa di restauro.

Il tabernacolo intagliato in legno di pioppo e dorato a ‘guazzo’ di epoca settecentesca della Chiesa di Sant’Egidio Abate era uno di questi oggetti, gravemente danneggiato dagli urti e dalle avverse condizioni alle quali è stato sottoposto prima del suo recupero dall’epicentro del sisma.

I tre soci del laboratorio di restauro Fabrizio Barbieri, Elisabetta Bertani e Giuseppe Bussi hanno dato la loro disponibilità ad ‘adottare’ questo prezioso manufatto viste le gravi condizioni conservative in cui versava per riportarlo, con la direzione della Soprintendenza di Modena, in particolare del dr. Marco Mozzo, alla sua condizione originale e preservarne la conservazione.

A seguito del laborioso intervento di restauro verrà restituito alla parrocchia di Sant’Egidio Abate domenica 7 giugno alle ore 15,00 a Cavezzo di Modena, anche se per il momento troverà una collocazione temporanea all’interno del Museo Diocesano di Nonantola, in assenza di luoghi adatti e sicuri ad ospitarlo a Cavezzo.

Il delicato restauro ha riguardato sia la struttura lignea e gli intagli (presenza di gravi rotture e mancanze) che la doratura alterata da detriti e polveri inoltre resa estremamente fragile a causa del suo parziale distacco dal supporto ligneo. Il lungo consolidamento, la pulitura, il ripristino delle mancanze di doratura e l’adeguamento cromatico hanno riportato il manufatto all’originale equilibrio tra forme intagliate e preziosa finitura in oro.

Alla presentazione parteciperà il nuovo Soprintendente incaricato Arch. Gianna Gaudini della Soprintendenza “Belle Arti” e Paesaggio per le provincie di Bologna, Modena, Reggio Emilia e Ferrara.

cavezzo

VENARIA REALE – L’unione fa il restauro: le opere di Mirandola recuperate dopo il sisma del 2012


AmoreArte2015Il CCR ‐ Centro Conservazione e Restauro promuove una nuova iniziativa per raccogliere fondi destinati a restaurare opere d’arte del Comune di Mirandola danneggiate dal terremoto che nel maggio del 2012 ha colpito la regione Emilia‐Romagna.   L’occasione è quella di presentare il volume Per amore dell’arte. Il restauro di tre capolavori di Mirandola, a cura di Marco Mozzo, Franco Cosimo Panini Editore, Modena 2015, 80 pp. € 8,00:si tratta del catalogo della mostra che si è da poco conclusa a Mirandola, in cuisono stati presentati i primi restauri effettuatisulle opere terremotate. Il ricavato delle vendite del volume finanzierà nuovi interventi di restauro. Due dei dipinti esposti (Sante Peranda, Conversione di San Paolo e Annibale Castelli, Santa Lucia, Sant’Agata e Santi, entrambi di proprietà del Comune ma provenienti dall’antica chiesa di San Francesco d’Assisi) sono il segno dell’impegno per il recupero del patrimonio artistico danneggiato in seguito al terremoto da parte del Consorzio di Valorizzazione Culturale “La Venaria Reale” e del CCR, che si sono fatti carico di restaurare gratuitamente le due tele insieme all’Adorazione del Bambino Gesù dipinto da Battista e Dosso Dossi e appartenente alla Galleria Estense di Modena. Insieme ai due dipinti si presenta anche il restauro effettuato dal laboratorio di Giuliana Graziosi di Vignola (MO) sul Crocifisso ligneo proveniente dalla chiesa di Santa Maria Maggiore, recupero reso possibile dal contributo di Franco Cosimo Panini Editore.   Al contempo saranno rese note le prossime tappe della collaborazione tra gli enti: come accaduto per le opere di Peranda, Castelli e Dossi, la sinergia tra istituzioni, enti di tutela e Fondazione CCR e Università di Torino consentirà di “adottare” altre opere attualmente ancora custodite presso il Centro di raccolta delle opere danneggiate dal terremoto di Sassuolo.    Parteciperanno all’incontro il presidente del CCR Stefano Trucco, l’assessore alla cultura del Comune di Mirandola, Alessandra Mantovani, insieme a Giampaolo Ziroldi, dirigente del Servizio Cultura; Gianna Gaudini, Soprintendente Belle Arti e Paesaggio di Bologna, Modena, Reggio Emilia e Ferrara; Sabina Magrini, Segretario regionale del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo dell’Emilia Romagna; lo storico dell’arte Marco Mozzo, funzionario presso la Galleria Estense di Modena; i restauratori intervenuti sulle opere già restaurate (Alessandro Gatti, Francesca Zenucchini e Giuliana Graziosi), la responsabile del Centro di Documentazione del CCR Stefania De Blasi, la responsabile dell’Ufficio Conservazione beni mobili storici e artistici della Reggia di Venaria Silvia Ghisotti, Teresa Panini, dell’omonima casa editrice, Alessandra Romero, direttore SUSCOR  ‐  Struttura didattica speciale Universitaria in Scienze per la Conservazione, Restauro, Valorizzazione dei Beni Culturali ‐ Università degli Studi di Torino e Michela Cardinali, direttore dei laboratori e responsabile della Scuola di Alta Formazione del CCR.

Martedì 28 aprile 2015, ore 14, Aula Magna del CCR

COMUNICATO STAMPA

invito

Salva l’arte e impara a conoscerla: al via il progetto pilota rivolto agli studenti


Il 12 e il 18 marzo le prime due date del progetto pilota per rendere i giovani consapevoli della complessità del lavoro di tutela e conservazione del patrimonio artistico, specie di quello danneggiato dal sisma del 2012

L’IBC con la Soprintendenza per i Beni Storici Artistici e Etnoantropologici di Modena e Reggio Emilia e l’Istituto Superiore d’Arte Adolfo Venturi di Modena promuovono un progetto pilota rivolto agli studenti delle scuole superiori che intende rendere i giovani consapevoli della complessità del lavoro di tutela e conservazione del patrimonio artistico, specie di quello danneggiato dal sisma del 2012 conservato nei musei, negli edifici storici e nei luoghi di culto della nostra Regione.
sassuolo In alcuni incontri programmati nei mesi di marzo-aprile 2015, una selezione di studenti del III° e IV° anno di corso dell’Istituto Venturi, entrera’ da protagonista nel mondo dei beni storico-artistici intervistando gli addetti ai lavori con visione diretta delle opere e degli interventi di messa in sicurezza condotti su di esse dal 2012 ad oggi dai restauratori diplomati presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze (OPD) e l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma (ISCR).
save the artGli incontri, opportunamente guidati, si svolgeranno prima in aula per un’informazione generale del progetto, poi, a Palazzo Ducale di Sassuolo nel centro di raccolta delle opere d’arte danneggiate dal terremoto del maggio 2012, denominato Pronto Soccorso dell’Arte.

In questa prestigiosa sede storica i giovani di fronte alle opere danneggiate dal sisma (dipinti, sculture e manufatti dell’artigianato artistico) rivolgeranno al personale specializzato domande mirate sull’organizzazione del Centro, sulle tecniche del recupero e sulle modalità conservative. Le domande verranno registrate e filmate dagli studenti stessi.
L’inchiesta porterà gli studenti ad elaborare un prodotto finale costituito da alcuni video-spot sui temi trattati che verranno presentati in una giornata dedicata.

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MODENA – Chiude il “pronto soccorso” dell’arte ferita dal terremoto


Ancora pochi giorni e poi il cosiddetto “Pronto soccorso dell’arte”, nato per tutelare le migliaia di opere lesionate dal terremoto del 2012, chiuderà i battenti. La struttura di Palazzo Ducale, voluta pochi giorni dopo il sisma dal direttore regionale Carla di Francesco e dal soprintendente di Modena Stefano Casciu, a marzo concluderà infatti le sue attività di monitoraggio sulle opere lesionate. «Chiudiamo l’attività – spiega l’ex soprintendente Casciu, ora direttore del Polo museale regionale della Toscana – come spiegheremo tra pochi giorni non perché siano terminati i finanziamenti assicurati in questi anni dal nostro Ministero e dalla Fondazione Cassa di risparmio. Abbiamo terminato la nostra funzione di messa in sicurezza delle opere d’arte giunte nei nostri laboratori di Sassuolo che comunque non elimineremo per il momento. Le opere che qui abbiamo curato, realizzando per ognuna una scheda puntuale, sono ormai oltre 2mila ora è partita la fase del restauro vero e proprio per molte di esse». La fase nuova di cui Casciu parla è partita da qualche mese e ha già portato ad alcuni restauri: a Mirandola poche settimane fa è stata celebrata la restituzione alla cittadinanza del pregiato Crocifisso della Collegiata di Santa Maria Maggiore e dei dipinti raffiguranti la “Conversione di Saulo” di Sante Peranda e la “Madonna di Loreto col Bambino in gloria e Santi” di Annibale Castelli di proprietà comunale.

Stefano Luppi

dalla Gazzetta di Modena – 3 marzo 2015

Così avanza il Pronto Soccorso dell’arte ferita – “Gazzetta di Modena”


imageDa dipinti a sculture fino a pezzi di altare e tessuti sfregiati sono 1795 gli oggetti in attesa di restauro A Sassuolo nei prossimi mesi sarà conclusa la messa in sicurezza e fatta una diagnosi per ogni opera
di Stefano Luppi

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SASSUOLO. Le “dottoresse” si chiamano Cristina, Martina, Maria Azeglia, Laura e il “primario” è Marco Mozzo mentre i “pazienti” sono Guercino, Matteo Loves e numerosi altri artisti soprattutto antichi. Si parla di quello che viene definito il “Pronto soccorso dell’arte”, il Centro per il restauro delle opere terremotate che all’indomani del sisma del maggio 2012 il ministero per i beni culturali aprì al piano terra di Palazzo Ducale. Qui attualmente sono ricoverate 1795 oggetti, non solo quadri e sculture ma anche pezzi d’altare, paliotti, tessuti sfregiati dalla furia delle scosse sismiche.

Entro il marzo del prossimo anno un manipolo di esperti – prima esponenti degli statali Opificio delle Pietre Dure di Firenze e Istituto del restauro di Roma e oggi giovani allieve uscite da quelle scuole di perfezionamento – avrà concluso la messa in sicurezza di queste opere che provengono da chiese e palazzi della Bassa e delle province di Bologna, Ferrara e Reggio. «Appena dopo il sisma – spiega introducendo il viaggio nella sede ministeriale il responsabile Marco Mozzo – il ministero decise di ricoverare qui le opere e gli oggetti che mano a mano emergevano dalle macerie degli edifici colpiti dal terremoto. Il grosso di quanto ora è qui conservato arrivò nei primi mesi, ma altre cose sono arrivate da poco. Ci sono tessuti antichi bellissimi che erano in armadi sotterrati sotto quintali di macerie e sono qui da poco.

Tutto, dai quadri alle sculture agli altri oggetti viene messo in sicurezza: i nostri contrattisti specializzati, cinque o sei ogni anno, prendono visione dell’oggetto in base alle proprie competenze e lo dotano di una scheda informatizzata». Si tratta della vera e propria cartella clinica di ogni singolo malato artistico: il personale raccoglie ogni singolo dato sull’opera, dall’epoca all’autore quando è noto, alle misure oltre ai danni che esso presenta. Tutto viene inoltre fotografato o ogni scheda viene dotata di un “Quick Response Code” (qr code) che poi si può leggere tramite uno smartphone o un tablet.

Chi pensa che il ministero dei beni culturali ancora oggi sia solo burocrazia e polverose scartoffie (certo esiste ancora anche questo aspetto) dovrebbe farsi un giro in questo laboratorio. «Il qr code – continua Mozzo – a noi serve per individuare immediatamente la scheda di un’opera e anche la sua attuale collocazione nei magazzini, ma poi serve anche ai restauratori che devono presentarci un preventivo per restaurare la singola opera. Il sistema che utilizziamo era stato in parte usato per la prima volta nel terremoto dell’Aquila, ma aveva molti problemi e con il terremoto dell’Emilia abbiamo predisposto un sistema di intervento per le emergenze nei beni culturali che sarà utilizzato anche per le eventuali altre catastrofi future nel nostro Paese».

Nessuno immaginerebbe che da una porta a fianco della biglietteria di Palazzo Ducale si acceda a grandi saloni dove alcune giovani specialiste in camice bianco sono alle prese con opere d’arte stese sui tavoli e analizzate con piccole telecamere, computer e altri oggetti tecnologici. Siamo nel cuore dell’ospedale culturale, mentre nei pressi si aprono larghi saloni stipati da opere già messe in sicurezza oppure in attesa di entrare in “sala operatoria” per le prime cure.

Il ministro Ornaghi visita le opere d’arte danneggiate


Il ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi ha fatto visita all’ospedale delle opere d’arte di Sassuolo, nel Modenese, dove sono radunati quadri, statue, arredi sacri recuperati da chiese ed edifici storici danneggiati dal terremoto del maggio scorso. E’ il palazzo Ducale a ospitare il “Centro di raccolta delle opere danneggiate dal sisma e Cantiere di primo intervento, manutenzione e restauro dei beni artistici mobili”: sono già quasi 1.300 le opere ricoverate, provenienti da almeno 90 siti, e ricevono le cure di otto restauratori tirocinanti sotto la guida di quattro restauratori interni all’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma e all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.

“La realizzazione di questi laboratori – ha detto Ornaghi – ha significato un ingente investimento sia economico che organizzativo e testimonia la volontà del Ministero di dare concreti e tangibili segni di impegno e di fiducia nei confronti delle popolazioni così duramente colpite dal sisma. Una volontà che ha come obiettivo la restituzione di questo patrimonio sociale e culturale al territorio di provenienza di nuovo integro e recuperato, resa possibile per mano del grande lavoro della Direzione Regionale dell’Emilia-Romagna e della Soprintendenza per i Beni storici e artistici di Modena e Reggio Emilia. E’ da sottolineare con grande apprezzamento anche l’impegno della Regione, per un lavoro di squadra su grande scala che ha visto al centro operare il Ministero con unità di crisi”. Il ministro Ornaghi è stato accompagnato nella visita da Alfredo Peri, assessore a Programmazione territoriale, urbanistica e mobilità della Regione Emilia-Romagna.

Dopo una prima fase di attività svolte nel settembre scorso, finanziate dal Ministero per i Beni culturali con un investimento di 427.000 euro, i primi interventi sulle opere sono ripresi il mese scorso a palazzo Ducale grazie ad un contributo della Fondazione della Cassa di Risparmio di Modena, 150.000 euro, ricavato da due aste organizzate in collaborazione con la Fondazione Fotografia e la Galleria Civica di Modena. Sotto le mani esperte dei tecnici sono passate alcune importanti opere come “L’Assunta” del Guercino o il “Trittico” di Bernardino Loschi, salvato dalle macerie del Duomo di San Felice sul Panaro (Modena).

Carla Di Francesco, direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici dell’Emilia-Romagna, ha precisato a Sassuolo che sono già stati spesi 400 milioni per interventi di recupero strutturale degli immobili storici e delle chiese danneggiate dal sisma. “Stimiamo che la cifra complessiva necessaria – ha aggiunto – sia invece di due miliardi”.

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